La vicinanza all’area delle incisioni rupestri e alcune caratteristiche geomorfologiche, ambientali e sovrapposizioni storiche consentono di ipotizzare, già nella preistoria, frequentazioni, se non addirittura insediamenti umani, sul territorio che si stende ai piedi della Concarena.

Il poggio su cui sorge la chiesa di S. Pietro ha caratteristiche ricorrenti in numerosi siti dove si sono trovati resti di insediamenti preistorici: orientamento Est-Ovest, pianoro ai piedi di un pendio, vicinanza dell’acqua del Re e della sorgente in località Prati e, da ultimo, la presenza della chiesa di S. Pietro, possibile sovrapposizione cristiana su un luogo di culto più antico.
Per avere tuttavia le prime notizie su Ono S. Pietro bisogna giungere alla fine del XIII secolo d. C., al periodo cioè in cui si andava strutturando, in Valle, il paesaggio agrario che abbiamo conosciuto fino agli anni cinquanta, quando il mondo contadino viene fortemente ridimensionato fino quasi a scomparire.
Sono legate alle attività contadine e all’intreccio tra potere religioso e potere civile, proprio del Medioevo, le prime notizie storiche riguardanti il paese, denominato anticamente Do, ma anche Doi, Hono e Onno.
In un documento del 1299 si citano Hono e Cricolo in relazione al reddito che la Pieve di Cemmo vi ricavava. Da tale fonte si evince come l’abitato fosse allora diviso in due nuclei, uno dei quali, Cricolo, verrà fortemente ridimensionato da un, non meglio documentato, franamento del monte Concarena, avvenuto agli inizi dei secolo XV; oggi vi rimangono meno di dieci case a corona della chiesa di S. Pietro.
Pur non avendo mai raggiunto l’importanza di altri borghi, Ono S. Pietro partecipa attivamente alle vicende economiche e politiche della Valle.
Nel 1338 viene aperto un forno fusorio, quasi certamente il primo in Valcamonica, che continuerà a produrre fino al 1815.
In tempi nei quali le contese, quasi sempre armate, erano assai frequenti, gli abitanti non disdegnarono di schierarsi: della delegazione ghibellina, chiamata il 31 dicembre del 1397 a trattare la Pace di Breno con la fazione guelfa, faceva parte anche un certo Bono di Pietro da Hono.
Con la conquista della Valle da parte di Venezia aumenta l’importanza dei giacimenti di ferro presenti a NO dell’abitato sui monti Cuel, Elto e passo Garzeto. Dell’antica attività mineraria rimangono ancora oggi numerose vestigia.
Con la “Costituzione di Valcamonica”, emanata dal Governo veneziano nel 1427 e riscritta nel 1627, viene istituito il Consiglio Generale, nel quale siedono due rappresentanti eletti da ogni comune: Deffendo Gamba, Bartolomeo Moreschi, Rocco e Stefano Gamba e Abele Abeli furono alcuni di questi rappresentanti.
L’economia, per molti secoli, ha poggiato su attività tipiche di un territorio montano: agricoltura e allevamento di sussistenza oltre allo sfruttamento delle risorse naturali, boschive e minerarie.
Un’attività di cui si parla poco, anche in studi approfonditi come le tesi di laurea, è la produzione della calce. Eppure fra i prodotti che potremmo chiamare preindustriali assume un’importanza seconda solo, se non pari, alla ferrarezza.
Si pensi alla quantità di calce necessaria a costruire i paesi dell’intera Valle, ebbene veniva prodotta quasi tutta nel tratto che da Angolo a Ono S. Pietro è segnato dalla formazione rocciosa adatta alla calcinazione. Questa attività metteva in moto interessi dai quali dipendeva il sostentamento di migliaia di persone. Non si spiegherebbero altrimenti le innumerevoli liti, non solo tra privati, ma addirittura tra comuni per accaparrarsi le condizioni migliori per lo svolgimento di questa attività. Emblematica è la sentenza emessa, nel 1660, “… contra il comune di Do per li coppi della calchera – da Carlo Rizzieri Dottor Arbitro- nella differenza vertente tra la Comunità di Cerveno da una et la Comunità di Hono dall’altra”.
L’economia di mera sussistenza non consentiva certo rapidi e sensibili incrementi demografìci: ci vorrà, a esempio, più di un secolo perché la popolazione passi dai 349 abitanti dei 1720 ai 426 del 1826 e bisognerà arrivare al censimento del 1861 per superare il mezzo migliaio di abitanti.
Da allora si registrerà un progressivo incremento, fino a raggiungere i 636 residenti del 1911 dei quali però solo 538 saranno presenti al momento del rilevamento; è il periodo della grande emigrazione che vide 15 milioni di italiani, con una punta massima di 6 milioni nel decennio 1901-1910, emigrare verso altri paesi europei ed extraeuropei.
Anche Ono S. Pietro ha dato il proprio tributo al grande esodo: tra il 1861 e il 1937 ben 170 persone emigrarono, per lo più verso il Nord America, in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita.
Nel 1927 Ono S. Pietro perde la propria autonomia e diventa frazione di Capo di Ponte; è l’anno in cui il regime fascista sopprime tanti piccoli comuni per poterne controllare meglio la popolazione.
Vent’anni dopo la popolazione non aveva ancora accettato questa imposizione tanto che nelle prime libere elezioni amministrative del 1946 si astenne dal voto in segno di protesta per la mancata ricostituzione del Comune autonomo.
Finalmente nell’agosto dei 1947 giunse il provvedimento governativo che consenti anche a Ono S. Pietro di tornare ad esercitare la propria autonomia.
In tale occasione un folto gruppo di cittadini, penetrato nella sede comunale di Capo di Ponte, si riappropriò in modo alquanto deciso di bandiera, registri e suppellettili e in corteo li riportò a Ono S. Pietro.
La costruzione della strada provinciale, avvenuta sei anni dopo, che consentiva di raggiungere la SS 42 evitando Capo di Ponte, oltre ad essere vissuta allora dagli abitanti in termini di rivalsa nei confronti del fu capoluogo, si confermò come un elemento di apertura al territorio, consentendo a Ono S. Pietro di inserirsi nel processi, spesso tumultuosi che portarono l’Italia e, se pur più lentamente, la Valcamonica a passare da una economia e cultura contadina alla successiva società industriale e all’attuale postindustriale.

Testo Valerio Moncini