Censimento forni da pane Comune di Losine


Testo e immagini di G. Scalvinoni

Il cuore delle case che ho trovato non è esattamente un cuore caldo: lo è stato, ma ora non lo è più.
Due, fra i pochi forni ancora esistenti, sono spenti ormai da qualche anno; uno è ancora così, come è stato lasciato qualche decennio fa, ma il contesto abitativo intorno ad esso è cambiato e, forse, non è esattamente opportuno accenderlo; un altro – del quale non sappiamo molto sull’utilizzo e sullo stato di conservazione – possiamo addirittura vederlo tramite Google Street View e di un ultimo, murato all’interno in base ad una testimonianza, possiamo vedere la parte che emerge all’esterno della parete.
È un cuore che evoca profumi, forme e persone lontane: un cuore che abbiamo avuto la fortuna di riscoprire, anche se solo parzialmente, e che, cercandolo sotto la paglia del fienile, ha permesso di far riemergere insieme anche tante altre cose.

La ricerca comunque non è finita, c’è ancora tanto da scoprire considerando gli spunti raccolti in questa fase.
Nei racconti non c’è quasi mai un riferimento temporale compiuto: si sono intercettati dei ricordi di infanzia o giovinezza, e, a volte, solo frammenti di questi. La collocazione e la dimensione dei forni individuati ma non più esistenti è spesso indicativa: “era nel cortile”, “era nell’involto”, “era dove ora c’è…”, “era grande così” ed eventualmente “era più grande degli altri”, fino all’estremo “lì non c’è il forno” e per il medesimo edificio (sentita un’altra persona) “ho visto che il forno non c’è più, non so quando è stato demolito”. Si capisce da questo ultimo esempio come la fortuna di incontrare una persona piuttosto che un’altra abbia consentito di rintracciare oppure no un forno.

Il forno con i suoi profumi e il suo calore conclude il percorso collegato all’atto di mangiare una pietanza preparata dopo un lungo lavoro (o commercio) che portava ad avere le materie prime, un lento processo e l’attesa, finalmente, della cottura del pane.
Il pane evoca oltre ai profumi anche ricordi cromatici: il pane di casa Vs il “pane scuro” se non “nero” venduto dal fornaio ai tempi della tessera annonaria. Con una casistica assolutamente variegata di conversazioni con i vari testimoni incontrati (per tramite dell’amministrazione comunale, girovagando per il paese da solo, o con il supporto di una “vivace animatrice culturale locale”) posso porre in evidenza quanto il lavoro sia stato recepito positivamente dalle persone incontrate anche se, spesso, fuori dalle registrazioni, veniva osservato dagli stessi che è un lavoro fuori tempo massimo, quasi una ricerca di cose al limite dei ricordi disponibili. Il parallelismo che mi viene da fare a tal proposito è quello di chiedere di individuare su una fotografia di gruppo, magari risalente agli anni della scuola elementare, le persone ritratte, e, nel nostro caso specifico in riferimento a una foto scattata 60/70/80 anni fa quando appunto i nostri testimoni erano bambini.
Dall’indagine sono emerse numerose curiosità e notizie di paese.
Individuato un forno è riemersa la storia della famiglia di mugnai, a uno è legata la competenza di un muratore che ha costruito la casa e al contempo il forno (ma non solo). Durante una conversazione sull’individuazione di un forno, se ne scoprono altri due e con un altro intervistato si arriva a parlare del treno e del suo procedere poco spedito, tale per cui i bambini potevano salire sui carri da un lato e poi ridiscendere senza alcun rischio (chissà se poi era veramente così poco rischioso n.d.a.).
Parlando di un forno viene in mente una signora con problemi familiari e di alcolismo, che nascondeva le bottiglie sotto lo stesso, da un altro è riemerso il ricordo della nonna Primavera e del papà Stif che era stato in America e da un altro ancora ci si ricollega al nonno, che avrebbe dovuto salire sul Titanic per andare in America (testimonianza non registrata).
Continua il flusso di ricordi ascoltati: una parente partiva da un paesino sul lago per venire a cuocere il pane a Losine, uno dei forni ancora esistente ma murato conterrebbe all’interno le scarpe dei bambini di quella famiglia, parlando di forni si può finire persino al racconto di un rastrellamento fascista dei ribelli sul monte del paese (testimonianze non registrate).
Parlando con alcune persone sono riemersi forni ma poi, per riservatezza delle stesse, non è stato possibile registrare le conversazioni (gli edifici citati in cui erano presenti i forni sono comunque stati annotati), in altri casi, per motivi di diritti di proprietà, si è deciso di evitare di censirli con la promessa di risentirsi in seguito nella speranza sia tutto risolto e di poter dare notizia anche di questi. Questo lavoro è stato secondo me un’occasione di socialità, di scoperta e riscoperta, è stato un modo per entrare in alcune case: il cuore delle case che cercavamo (forno) spesso non c’è più, ma il solo cercarlo è servito in qualche maniera a far sì che si riscaldasse, e sicuramente insieme a esso ha fatto qualche scintilla anche la legna nel camino per preparare la polenta.